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Emma Schiavon, la giornalista inventata dall’intelligenza artificiale e la condanna dell’operazione WeNews

Emma Schiavon scrive da Padova di cronaca nera, cronaca bianca, giudiziaria e università. Ma anche di vini e di Max Pezzali. Una giornalista con tanti interessi e capace di passare da un settore all’altro con disinvoltura? Non è proprio così. Emma Schiavon non è una giornalista, non è nemmeno una persona umana. E’ il nome associato a una foto creata con l’intelligenza artificiale che un sito di informazione sbarcato da poco a Padova e in altri capoluoghi del Nordest ha scelto per informare i lettori su quello che succede. Il sito si chiama WeNews ma le “news” non sono raccolte, verificate, scritte e titolate dai giornalisti. Tutto è raccolto dall’intelligenza artificiale, che poi cita anche le fonti, che altro non sono che i principali siti di informazione su Padova: Corriere, Gazzettino, Mattino, Padovaoggi… Ed Emma Schiavon è il nome scelto pescando tra i cognomi più diffusi della città: a Venezia il “corrispondente” è Giacomo Scarpa, a Treviso Zanatta, a Vicenza Dalmaso, a Trento Endrizzi. A Bolzano, nel rispetto del bilinguismo, il cognome scelto è Zeller. Assostampa Padova condanna questo modo di fare informazione e ricorda che anche il Sindacato giornalisti Veneto, sulla scia di quello trentino ha provveduto subito a inoltrare la segnalazione alla Fnsi che l’ha trasmessa all’Agcom affinché prenda i provvedimenti necessari.

«Serve intervenire subito, arrivare pure all’oscuramento, e sollecitare il legislatore a prendere i provvedimenti necessari come ha fatto la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, perché in ballo c’è la credibilità e l’attendibilità dell’informazione, la tutela del lavoro professionale pagato e non da ultima la tenuta democratica» commenta Diego Neri, vicesegretario vicario Sgv.

Il sito è gestito da una società di Hong Kong e si alimenta piratando le notizie che trova in rete attingendo in particolar modo dai contenuti delle testate giornalistiche e che addirittura – beffa nella beffa – vieta la riproduzione ai sensi del copyright…

«Il rischio di questa, che non è informazione – continua Neri – è anche  di falsare il dibattito pubblico, tra l’altro a pochi mesi dalle elezioni anche con fake news sotto le spinte del solo algoritmo al servizio non si sa di chi. È un attacco al cuore della nostra professione e anche alla deontologia: in caso di diffamazione qual è il soggetto che risponde in sede penale? Solo per fare un esempio». «L’informazione si fa con i giornalisti» conclude Neri, ricordando che un esposto è stato presentato anche dal sottosegretario all’editoria Alberto Barachini.

Foto: ImagoEconomica by AI MID